Il progetto “IO DOMANI”

Il racconto della vita di Enia attraverso le parole della mamma Liliana inizia nel 1958 ed è in un certo senso la storia della disabilità in Italia.

Medici che non riescono a fare una diagnosi, scuole che la respingono, ricoveri in istituto con la speranza che lì abbiano più strumenti di una madre e di un padre per aiutarla; luoghi da cui però tenta di scappare al punto di buttarsi dalla finestra e rompersi un ginocchio. E quindi a casa con la mamma per anni e anni, fino al 1992 quando comincia a frequentare il centro diurno della cooperativa Il ponte.

Una storia, quindi, di diritti negati per decenni fino a quando la accolgono servizi diurni adatti ai suoi bisogni e ai suoi desideri. Rimaneva da fare “l’ultimo miglio”, perché ha detto la madre Liliana “noi genitori, non viviamo mica per sempre.”

Questo ultimo tratto Enia ha iniziato a percorrerlo grazie a “IO DOMANI”, il progetto delle cooperative sociali di Iter e Il Ponte che si aggiunge ad altri curati sul territorio dalle associate di Consolida sostenuti dal Fondo sociale etika e dalla Provincia autonoma di Trento.

“Con “IO DOMANI” – ha raccontato Filippo Simeoni, direttore de Il Ponte – oltre ad un lavoro di coinvolgimento e di supporto alle famiglie, stiamo sostenendo lo sviluppo delle abilità per le persone con disabilità coinvolte – penso alle azioni quotidiane come fare la spesa, cucinare, gestire la casa – ma anche di costruzione di legami con il vicinato. La casa dove si svolgono questi percorsi, infatti, non è stata scelta a caso, è in un quartiere popolato e ricco di servizi e piccoli negozi. Al momento le persone con disabilità coinvolte, compresa Enia, sono 10 e contiamo di arrivare a 25 entro il 2020”.

Si tratta di percorsi che hanno bisogno di tempo, al momento le persone stanno sperimentando alcuni week end lunghi; e che non sono sempre lineari, ci possono essere momenti critici, di sosta, talvolta anche dei passi indietro, ma poi si riparte e si continua il cammino verso l’autonomia.

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